Giorgio Chiodi

Prevenzione e Naturopatia

Sono un appassionato di medicina e osservo le patologie che hanno colpito i miei cari da circa trent’anni. Ho scoperto che la medicina tradizionale non è curativa, bensì sintomatica e che le sostanze chimiche usate per trattare le nostre malattie, sono una delle cause principali di malattia. leggi di più

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Pandemia covid 19? Svelato il mistero

Svelato il mistero della pandemia? Ecco un’altra prova che con il corona virus la sanità mondiale è andata nel pallone nel migliore dei casi o ha fatto bingo se si pensa che “ il grande fratello” formato dai più influenti personaggi che detengono il potere nel globo terracqueo abbia ordito un furbo complotto sanitario per guadagnare trilioni di dollari sulla pelle di miliardi di persone inconsapevoli. Forse non sarà così allucinante la situazione, e il pensarlo, sarà un male, ma a volte ci si azzecca (metafora andreottiana). Il mondo si divide tra coloro che credono in buona fede sull’esistenza di un virus che viaggia in lungo e in largo contagiando la popolazione e chi pensa che con i virus, siano in molti a guadagnare dei quattrini, mantenendo la paura nella popolazione. Voglio raccontare di una onesta dottoressa con 30 anni di esperienza che candidamente non comprende perché le autorità gli abbiano imposto di non curare coloro che sono sospettati di essere contagiati e di trasmetterli all’autorità sanitaria che li prenderà in carico, lasciandoli per settimane senza cure adeguate, aspettando il peggioramento che giustifichi il ricovero in ospedale e magari in terapia intensiva dove il paziente sarà trattato con metodologie tanto invasive quanto inappropriate che in molti casi lo porteranno a morte, nonostante le premurose cure degli eroici e inconsapevoli sanitari. Se i fatti sono questi, sarebbe opportuno che una procura coraggiosa indagasse sulla veridicità della supposta pandemia e sul procurato allarme che ne consegue. Se la magistratura non si muove, dovrebbero attivarsi le associazioni dei parenti dei morti di covid, battendosi per la verità con un pool di avvocati con le palle per una doverosa indagine che possa portare ad una class action che ponga fine a questo orrendo modo di “trattare” la popolazione, con particolare riguardo ai malati che se fossero lasciati in mano dei loro medici curanti che da sempre affrontano le insufficienze respiratorie conseguenti alle polmoniti di vario tipo, la maggioranza di loro, sarebbe guarita senza coinvolgere col terrorismo mediatico l’intera popolazione di un paese, le istituzioni inidonee alla complessità del problema e un’intera economia arrivata al collasso e che rischia di chiudere i battenti di milioni di aziende per sempre, facendo sprofondare il paese nella povertà più colpevole e avvilente. Cercate di ascoltare e capire tra le righe il messaggio di una dottoressa intervistata da Radio Radio: Ecco l’intervista della dr.ssa Dondini 1500 mutuati: né un morto, né un ricovero in terapia intensiva per la Dottoressa Maria Grazia Dondini, Medico di Medicina Generale a Monterenzio, in provincia di Bologna. Un bilancio ottimale le cui spiegazioni possono essere molteplici: bravura, preparazione. Tutto però comincia a cambiare dal 22 febbraio 2020, data nella quale in Gazzetta Ufficiale vengono promulgate dal Ministero le nuove linee guida per fronteggiare l’emergenza coronavirus che di lì a poco avrebbe sconvolto Codogno, la Lombardia, e in seguito l’intera penisola. Il 22 febbraio è la data in cui il problema coronavirus inizia quindi ad esistere per il Governo, ma SarsCov2 si trovava in Italia da molto più tempo, e con ogni probabilità fino a quel momento era stato trattato dai medici di territorio, quelli che in seguito alle nuove direttive sono stati totalmente accantonati per far spazio ai ricoveri ospedalieri e alle terapie intensive. Ecco perché, come ha spiegato a ‘Un Giorno speciale’, Maria Grazia Dondini non c’è stata: ha continuato a sentire e a curare i suoi pazienti nonostante le regole “non lo vietassero“, ma di fatto lo disincentivavano. Preoccupazione, perspicacia e una certa dose di sfiducia nelle nuove regole del Governo hanno spinto la dottoressa a questa “ribellione”, anche perché come riferisce a Fabio Duranti e Francesco Vergovich, le nuove disposizioni “non andavano verso la tutela della salute, ma contro“. Ecco l’intervista ai nostri microfoni. “Forme febbrili accompagnate da una sintomatologia respiratoria le vedevamo già da prima di quel 22 febbraio . Da un certo momento in poi abbiamo dovuto dimenticare quello che avevamo fatto fino a quel momento perché trattandosi di un nuovo coronavirus la cui origine non era conosciuta e la cui terapia era inesistente, dovevamo fare denuncia di malattia infettiva al Dipartimento di Sanità Pubblica che prendeva in carico il paziente con una sorveglianza domiciliare, cioè il paziente doveva rimanere a casa fino al momento in cui l’insufficienza respiratoria non fosse stata tale per cui si doveva poi andare in ospedale. Nell’ordinanza era scritto che doveva essere disincentivato l’accesso dei pazienti agli ambulatori di medicina generale, nei pronto soccorso e, in caso di sintomatologia respiratoria (che veniva ricondotta obbligatoriamente al coronavirus), i pazienti dovevano stare a casa loro isolati. E’ chiaro che il Ministero non ha vietato la visita domiciliare, ma noi potevamo vedere i pazienti a domicilio, purché avessimo indossato la mascherina FFP2 che non c’era: la ASL mi ha fornito la prima mascherina il 30 di marzo. Se i pazienti sono poi peggiorati? Certo. Non tutti perché poi ci sono forme febbrili che si vedono tutti gli anni che si risolvono spontaneamente. Il problema erano le complicanze: sono le infezioni batteriche che creano poi problemi e sono varie. Ad un certo punto siccome si partiva dal presupposto che ci trovassimo di fronte ad una polmonite interstiziale, addirittura mi è arrivata una comunicazione dalla Regione in cui ci si diceva “non mandate i pazienti a fare la radiografia del torace, perché non è diagnostica per polmonite interstiziale”. Cioè se il medico aveva un sospetto diagnostico per esempio per una polmonite alveolare, non aveva la possibilità di una conferma diagnostica mandando il paziente a fare la lastra. Sono state messe in atto procedure che sicuramente non hanno giovato alla salute dei pazienti. Passavano 7-10 giorni prima che la situazione non fosse tale da richiedere il ricovero ospedaliero. I pazienti telefonavano al 118, gli chiedevano come stavano e se avevano un po’ d’affaticamento si rispondeva “aspettiamo ancora un po’”. In coscienza io mi sono sentita di andarli a vedere questi pazienti: c’è un rapporto di fiducia. I risultati sono stati che – io ho 1500 assistiti – non ho avuto un decesso e nessuno è entrato in terapia intensiva. Non sono la sola, anche una mia collega di Bergamo ha avuto gli stessi risultati. https://www.radioradio.it/2020/11/regole-ministero-sbagliate-covid-pazienteterapia-intensiva-denuncia-dondini-coronavirus/ Ovviamente la dottoressa verrà redarguita, forse punita per non aver adottato i protocolli di cura che non solo non guariscono, ma che sono probabilmente essi stessi una delle cause che provocano conseguenze gravissime che la dottoressa associa al virus, ma che chi come me osserva le malefatte della medicina da decenni, considera deleteri in tutte le patologie dove sono adottati. Non credo si possa tollerare ancora questo strapotere che provoca dolore e morte impunemente. Inoltre, è imperativo arrivare alla libertà di cura in modo da preservare quei medici che sono stanchi di non poter curare e guarire i propri pazienti dovendo adottare delle metodiche invasive protette dalle leggi vigenti che dovranno essere prima abrogate e poi riformulate.Tutti dovremmo attivarci, nel proprio ambito, per difendere quei medici come la dottoressa Dondini e tanti altri che con coraggio e professionalità, si oppongono alla falsità e alla pericolosità di certe terapie ufficiali imposte.

Commento su un articolo di OGGI SCIENZA sui vaccini

Tra chi è contro e chi è pro, accuse decennali di strabismo scientifico, dove la gran parte della scienza medica, contesta ai detrattori scarsa o nulla scientificità in chi non è d'accordo con la tesi ufficiale che, badate bene, bolla di ascientificità anche fior di studiosi e scienziati che contestano la validità degli assunti ufficiali. Non basta per essere credibili appartenere alla cosiddetta comunità scientifica che non sempre ha avuto ragione in passato e che maschera anche gli insuccessi con motivazioni che negano il pensiero divergente anche di coloro che appartengono alla loro comunità che sono sempre estromessi anche con infamia, subendo l'ostracismo più becero per indurre i transfughi del "pensiero unico". a più miti consigli. Invece di discutere e verificare il pensiero diverso, si preferisce distruggere la carriera di colui che non è d'accordo. Simile metodologia, sarebbe più accettabile in un regime come la ex urss, piuttosto che in un consesso di scienziati che dovrebbero avere una sana curiosità sulle tesi avverse. Cosa ci sia di scientifico nella ricerca medica, verrebbe da chiederlo a chi cavalca questa "certezza" che di certo non ha nulla, se non la pericolosità dei protocolli medici che lungi dal prevenire delle patologie, colpiscono dei sintomi o dei germi con una farmacologia dichiaratamente sintomatica che MAI cura e guarisce, ma tutt'alpiù sopisce dei sintomi, fatto gravissimo perchè induce il medico a credere di aver fatto centro, a prescindere se nel frattempo, la patologia non curata nelle sue cause, riesce a danneggiare altri tessuti che saranno trattati a loro volta con altri farmaci. Il medico di base, anch'egli una vittima di questo sistema, non è stato preparato dai suoi studi a collegare l'attività pericolosa della chimica di sintesi che trattato un sintomo, con i suoi danni collaterali, ne provoca degli altri. D'altro canto, il malato che vede attenuarsi un sintomo, non collega le nuove patologie nè al farmaco assunto, nè all'interazione di questo con altra chimica assunta a dovizia per le varie cause che colpiscono la gente nel corso di una vita di triboli trascorsa tra un ambulatorio medico ed un centro di analisi se non direttamente in ospedale dove finiamo tutti, prima o poi. Se avete tempo e voglia, analizzate le tabelle di mortalità dell'ISTAT e vi renderete edotti, forse con meraviglia che ogni anno, solo in Italia, muoiono circa 620000 persone(1600 al giorno ), per lo più anziane, per cause di malattia. E veniamo al fatto: Trovato il sito di un'organizzazione scientifica dal nome promettente "OGGI SCIENZA"ho voluto interloquire nel peregrino tentativo di allertare gli scienziati che vi lavorano, sull'anacronistica credenza che se una teoria proviene dall'ambito scientifico più accreditato, è verità assodata e indiscutibile. Eppure sanno che non c'è una teoria medica che resista al vaglio del tempo e che gli ospedali e i cimiteri sono zeppi di povera gente che le teorie scientifiche e i protocolli hanno portato prima dal chirurgo e poi al camposanto prematuramente. Pur sapendo che questo testo, non sarà letto da nessuno, ho voluto compiere il mio dovere ancora una volta ed ho commentato un loro post con tutta la comprensione di cui sono capace, non tanto per modificare il loro pensiero immutabile, ma per allertare voi lettori sulla pericolosità di una cultura medica che adotta il cannone per colpire un batterio, senza interessarsi alla cause primarie che provocano le patologie, forse per non essere indotti a conoscere e a praticare una vera prevenzione primaria che renderebbe inutile il lavoro di centinaia di migliaia di addetti sanitari e ricercatori, ancora chinati sul microscopio, magari ala ricerca di un vaccino per il cancro... Il mio commento a Oggi Scienza. ottantenne, sono decisamente contrario alla vaccinazione in generale, tanto più se obbligatoria, non per scelta ideologica, bensì per la convinzione che il corpo umano, meraviglioso ineguagliabile laboratorio chimico, non abbisogni di molecole chimiche esogene per funzionare bene, a lungo ed in buona salute. Sono convinto che la vaccinazione non abbia un senso neppure in una comunità arretrata dove la vita media sia molto bassa a causa di sporcizia e di alimentazione non sufficiente e/o mancante di elementi nutritivi essenziali, ma nei nostri paesi civilizzati, gli alimenti ci sono in abbondanza, tanto è vero che provocano iperalimentazione, con conseguente inaccettabile obesità, preludio di gravi patologie. Ma le conseguenze peggiori che ammalano l'intera popolazione mondiale, dipendono per un'elevata percentuale, nella cattiva quantità e qualità degli alimenti , per la loro processazione, per errata combinazione, per la presenza di numerose sostanze chimiche immesse nei cibi, per la chimica immessa negli animali e nei vegetali con cui ci nutriamo, e infine, per l'interazione chimica di tutte le molecole di sintesi chimica formanti composti indesiderabili che rendono impossibile la digestione dei cibi e la loro utilizzazione ai fini energetici, anche se, per tranquillizzarci, i produttori adottano le linee guida sui singoli elementi, senza tener conto della sommatoria pericolosa di tali molecole. La specie umana non necessità di cocktail chimici e tanto meno di vaccinazioni, purchè si attui una seria prevenzione primaria che fortifichi l'uomo fin dall'infanzia, proteggendo , anzi esaltando le sue difese immunitarie che la madre accorta e consapevole, gli ha dato con il suo latte e con il suo amore materno. Mi spiace che invece di percorrere questa strada, ragionevole e sicura, si seguiti a seguire una prevenzione secondaria con pericolose sostanze chimiche sintomatiche (farmaci) cui si aggiungono le vaccinazioni che, forse non produrranno l'autismo, ma che è ragionevole supporre, siano una pericolosa concausa all'indebolimento e all'avvelenamento del tessuto umano. Non credo nel complottismo, ma se le mie non sono farneticazioni senili, auspico che OGGI SCIENZA e tutti coloro che credono nella verità, si facciano promotori di un seria analisi critica sull'uso e sull'abuso indiscriminato della chimica alimentare e farmacologica, fatto meritorio che potrebbe portare ad un uso più consapevole della chimica nell'ambiente che si mostra sempre più ostile.