Giorgio Chiodi

Prevenzione e Naturopatia

Sono un appassionato di medicina e osservo le patologie che hanno colpito i miei cari da circa trent’anni. Ho scoperto che la medicina tradizionale non è curativa, bensì sintomatica e che le sostanze chimiche usate per trattare le nostre malattie, sono una delle cause principali di malattia. leggi di più

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Vivere 120 anni !!! "Querelle" tra Adriano Panzironi e il Prof. Piemonti

Lettera al prof. Piemonti Gent. prof. Piemonti Lorenzo- casualmente sono entrato nella Sua "querelle” con Panzironi che potrebbe anche divertirmi se l'argomento non trattasse di una pestilenza come il diabete che nel mentre discettiamo, vede 4 milioni di malati in Italia e circa 350 milioni nel mondo dei quali solo in nel nostro bel paese ne muoiono circa 30000 all'anno, stima sicuramente per difetto perchè come lei insegna, non si muore di diabete , ma delle sue crudeli conseguenze, magari dopo 30/40 anni di speranze e patimenti di ogni ordine e grado che portano i malati alle gravi infezioni, alla dialisi, alle patologie cardiovascolari,ecc... riducendo la loro vita, ad un vero calvario fisico, psicologico e sociale , anche se sostenuta, dopo decenni di ricerche senza esito, dalle stampelle chimiche e protesiche che, oltre che rappresentare un costo enorme per la collettività italiana di 11 mld/annui, denunciano il fallimento della medicina sul versante della terapia che non porta mai alla guarigione. Anche lei professore, nonostante il suo tollerante eloquio, si esprime con sottile sarcasmo e garbata ironia verso coloro che intuiscono e vedono i limiti della medicina e tentano di trovare altre strade per riparare i guasti di questa civiltà scientista che si avvale di teorie mediche concettualmente discutibili. Eppure voglio illudermi che i medici più onesti, non possono essere soddisfatti della farmacologia chimica che preferisce affrontare i sintomi, piuttosto che le cause, senza mai saper o voler fermare lo stillicidio di patologie che invece di diminuire significativamente, sono in aumento esponenziale provocando l’ecatombe dolorosa che non pare impensierire troppo la classe medica. Le tecnologie e le brillanti scoperte possono lenire tanti dolori, ma il medico, deve conoscere e diffondere la vera prevenzione primaria e le terapie alternative che se non sono “scientifiche “ per volontà dei detrattori, ottengono dei brillanti risultati con costi risibili. Il medico ha il dovere di combattere contro le cause primarie e non contro la sintomatologia scambiata (ad arte? )per la malattia, in caso contrario, i costi che sosteniamo per questa sanità, non sono giustificabili e come direbbe il Gino di toscana memoria: é tutto sbagliato...è tutto da rifare! Forse quella di Panzironi (di cui invidio le conoscenze mediche) non sarà la ricetta giusta, ma il suo interessato attivismo divulgativo, apre gli occhi e le orecchie a tanti malati e ai medici più sensibili che cominciano a capire che la cosidetta scienza medica, sul diabete e non solo, non ha ancora capito nulla o giu di li. Le ragioni per quanto affermo? Sono tante! 1)Anche se la sanità è distratta, l’alimentazione spazzatura è una delle maggiori cause di infiammazioni che evolvono in patologie e trent’anni or sono, quando sono stato colpito dal tipo 2, il medico di base escluse tra le cause, l’alimentazione.... 2) La scienza dell’alimentazione è stata la cenerentola degli studi del medico fino ai tempi odierni. Rammento l’esiguità del libercolo “La scienza alimentare” regalatomi da un amico medico che con quell’esame, difficilmente ha potuto capire cos’è il diabete. 3) la cattiva digestione e le conseguenze infiammatorie sono ancora sconosciuite al medico di base. Tutti i diabetici che ho conosciuto, difettano di informazioni precise sull’alimentazione capace di evitare l’insorgere e il progredire del diabete e devono usare l’insulina come salva vita, ben sapendo che ci vuole ben altro... 3) la esasperata specializzazione ha provocato la parcellizzazione dei trattamenti chimici che interagiscono tra di loro. Chiunque avrà potuto sperimentare la varietà delle diagnosi e delle terapie rilasciate da professionisti diversi che in fatto di diabete, brancolano tutt’ora nel buio, se si eccettuano dotte teorie che con la remissione delle malattie hanno poco da spartire. 4) Le alternative ai trattamenti farmacologici non si ricercano, forse perchè non fanno businnes? Il sospetto nell’uomo della strada è forte-.Tante ricerche, pochi risultati e sempre più malati da “trattare” 5) La sintomatologia è scambiata per la malattia ed è combattuta con farmaci dannosi che non eliminando le cause primarie, lasciano il terreno ancora più debilitato e la malattia libera di manifestarsi più gravemente anche in altri tessuti. Chi entra nel tunnel di una malattia degenerativa, non ha speranza di uscirne nonostante le cure farmacologiche e chiacchiere speranzose di luminari che defungono per le medesime malattie che hanno trattato per tutta una vita. 6) La vera prevenzione primaria è ignorata dal medico che adottando le famigerate linee guida, insiste nei trattamenti farmacologici capaci tutt’alpiù di eliminare un sintomo, mai le cause. La vera prevenzione primaria, conosciuta e praticata (sotterraneamente) da migliaia di medici naturopati, non esiste per coloro che dovrebbero avere l’umiltà di ascoltare, imparare e cambiare atteggiamento verso le terapie scientifiche che salvano il fondo schiena dei professori, ma che pure costose a sproposito, vedono le patologie gravi in costante aumento e se la vita media è aumentata, se ne gloriano senza capire l’abisso esistente tra le loro cure e la vera salute del malato. . Se la medicina avesse come scopo la salute vera dell’uomo, potremmo vivere a lungo in serenità, ma ciò pare utopico perchè l’approccio erroneo voluto dalla farmacologia che il medico è obbligato a somministrare e che porta il malato dal chirurgo, dopo decenni di patimenti e di non vita, ottiene il poco lusinghiero risultato di riempire prematuramente gli ospedali e il camposanto, Io sono un arzillo vecchietto e dopo decenni di diabete di secondo tipo, sono riuscito, grazie alla naturopatia e all’opera negletta di decine di medici-igienisti italiani e stranieri, a trovare un metodo,(perfezionabile) monitorato da un decennio, con il quale tengo a bada la iperglicemia che aveva prodotto tanti danni al mio organismo e a fermare alcune patologie allo stadio iniziale. Il tutto, senza ricorrere alla chimica che aborro e tanto meno ai professionisti che brancolano nel buio. Per il diabete di tipo 1, un più umile approccio, senza battaglie ideologiche, potrebbe condurre la medicina a cercare quali possono essere i fattori scatenanti a partire dall’anamnesi dai genitori e prima del concepimento, in modo da invitare i giovani a tenere un contegno più rispettoso della loro fisiologia, imparando ad evitare quelle sostanze che portano inevitabilmente alle modificazioni cellulari che possono inficiare i geni di un nascituro. La salute non si ottiene con le dotte teorie accademiche, ma con paziente puntuale e generosa osservazione verso i sofferenti e capacità di riconoscere e modificare gli errori e il pressapochismo. I malati sono terrorizzati anche se rassegnati, quando, dopo decenni di malattia inguaribile, capiscono che avanzano sempre verso un tragico epilogo, ma non hanno la forza e l’entourage non li aiuta, di ribellarsi e cercare unm’altra strada che esiste quasi sempre, ma essendo demonizzata dai cattedratici, giungono alla fine della vita senza reagire all’insipienza e al’incapacità di chi dovrebbe anzitutto prevenire le loro patologie. Grazie anche a Panzironi per l’apporto divulgativo di stili di vita che con opportune cautele e personalizzazioni, hanno il merito di allungare la nostra serena vecchiaia e combattono, riuscendoci, l’approccio erroneo dellla medicina che agevola il perdurare di pericolose malattie. Con la dovuta comprensione per la classe medica che dovrà rivedere molte delle sue certezze, le invio deferenti saluti. Giorgio Chiodi wwwgiorgiochiodi .it

GENOVA-IL CROLLO DEL PONTE

Un fatto grave, come il crollo di Genova, richiede nervi saldi e prudenza nelle esternazioni pubbliche. Una tragedia spiegabile solo da puntuali e dotte perizie tecniche, non deve dividere i politici e i cittadini sulle colpe eventuali che non sarà facile individuare. Che ci siano delle mancanze è un fatto certo, ma sarà difficile capire chi ha sbagliato. I materiali oggi sono più evoluti, la tecnologia di 50/60 anni or sono, è sicuramente migliorata, e un ponte progettato per dei carichi di lavoro che sono più che raddoppiati, avrebbe dovuto essere aggiornato dopo controlli più accurati in relazioni alle mutate condizioni di lavoro, peggiorate sicuramente dalle conseguenze di vibrazioni e oscillazioni che possono modificare la tenuta della struttura. Per monitorare tutti i manufatti che hanno raggiunto il mezzo secolo, sarà opportuno aggiornare i criteri dei controlli che dovranno essere più stretti, a costo di abbattere quelle opere che non risultino aderenti alle mutate condizioni statiche e dinamiche. Evitare i futuri crolli, sarà un problema squisitamente tecnico di prevenzione e di rafforzamento di strutture vetuste che in pochi sapranno risolvere, ma dal quale non si dovrà e potrà prescindere, altrimenti è solo accademia.